I grassi

Il Grande Dibattito sul Colesterolo

Perché il colesterolo conta! In un articolo epico, le ragioni per cui nelle società occidentali tutti dovremmo prestare attenzione a questo fattore di rischio.   Attenzione: le seguenti informazioni possono salvarti la vita! E’ abbastanza raro che io cominci un articolo con un’affermazione così clamorosa. E, in generale, le parole “salvarti la vita” sono piuttosto abusate. Girano video virali su come salvarsi grazie a un martello (se la tua auto finisce in un fiume e non riesci ad aprire il finestrino), o su come le “palle tsunami” possano salvare migliaia di vite. Di fatto, tendiamo a preoccuparci per cose molto improbabili. Ad esempio, potresti preoccuparti per il crimine violento, gli incidenti, il terrorismo o il tumore al cervello. Ma in realtà, le probabilità che tu muoia per una di queste cause è relativamente bassa. Invece non ci preoccupiamo abbastanza per le cose che più probabilmente ci uccideranno. Ad esempio… le malattie cardiache. Sono ancora la prima causa di morte negli Stati Uniti. Per mettere le cose nella giusta prospettiva, una morte su quattro, ovvero circa 600000 persone all’anno, è causata da malattie cardiache. In Canada sono la seconda causa di morte, dopo il cancro. In Europa, le statistiche sono ancora più scioccanti. Più della metà delle morti è dovuta a malattie cardiache. Ok, le malattie cardiache sono un grosso problema. Ma perché ne parlo ora? Perché voglio metterti in guardia dal mangiare uova, carne e latticini e sostenere ancora la convinzione assurda che il colesterolo alto provoca le malattie cardiache? Sì. E’ esattamente ciò che sto per fare, ma senza le assurdità. Perché… Al momento su internet c’è troppa disinformazione su questo argomento e il risultato è che migliaia di persone muoiono. L’argomento mi sta a cuore. Per quanto riguarda quest’ultimo punto, persi mio padre a soli 35 anni (lui ne aveva 63) per un attacco di cuore. Mio padre, proprio come la maggior parte delle persone, non prese mai sul serio i propri disturbi, fino a che gli tolsero la vita. Il suo stile di vita non era il massimo, e sospetto che molti dei miei lettori pensino, “Questo a me non può accadere, poiché conduco una vita sana”. Non ho le statistiche sulle più comuni cause di morte nell’ambiente vegano, paleo, o “naturale”, ma da prove aneddotiche dovrebbero essere più o meno le stesse della popolazione generale. Numerosi salutisti e vegani famosi sono morti per malattie cardiovascolari...

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Le Bugie sull’Olio di Cocco

L’olio di cocco fa male? E’ ritenuto da molti un super-cibo in grado di fare miracoli per la salute, ma ecco invece la verità sull’olio di cocco e perché non devi credere a tutto ciò che si racconta. di Elena Wilkins*   Prova a cercare su Google i “benefici dell’olio di cocco” e in pochi istanti lo schermo si riempirà di affermazioni miracolose come queste. L’olio di cocco: fa bene al cuore è ottimo per perdere peso cura l’ipotiroidismo fa svanire i cerchi neri attorno agli occhi dà sollievo alla gola contiene pochi grassi attenua le rughe previene le smagliature ha proprietà antiossidanti e aiuta nell’assorbimento di altri minerali   Molte di queste affermazioni sono assurde e al limite della credibilità. Una blogger ad esempio sostiene che: E’ presumibilmente l’olio più nutriente e ha molte proprietà benefiche per la salute. (11) Conclude l’articolo in questo modo: Cos’è che l’olio di cocco non riesce a fare? Lo sto ancora cercando! Incredibile, giusto? Sbagliato! Perché milioni di persone sono state portate ingannevolmente a credere che l’olio di cocco sia un cibo miracoloso. Infatti, il dr. Oz ha escogitato ben 99 modi per utilizzare questa bestia occludi-arterie! (10) Qualche anno fa vi raccontai quanto è pericoloso credere alla bugie ben confezionate sugli oli… di qualsiasi tipo – di cocco, d’oliva o altro. Oggi, tuttavia, voglio focalizzarmi solo su uno di essi, quello di cocco, e su tutte le bugie sui suoi presunti benefici che si sentono in giro. Leggendo l’articolo ti renderai conto che l’olio di cocco fa male e andrebbe utilizzato solamente per nutrire la pelle, rimuovere il trucco o come ingrediente per un fantastico deodorante fatto in casa [in inglese]. Ho chiesto alla dottoressa Pamela Popper, con cui abbiamo parlato di dieta e stile di vita ottimale per una sana gravidanza [qui il podcast, in inglese], di darci il suo parere di esperta sull’argomento, per smascherare le bugie sui benefici dell’olio di cocco che potresti esser stato portato a credere. E’ stata felice di farlo. Ecco tutta la verità che hai bisogno di sapere sull’olio cocco per poter scegliere consapevolmente se inghiottirlo o metterlo sulle porte che cigolano.     Perché l’olio di cocco fa male alla salute L’olio di cocco viene descritto quasi come qualcosa di magico. Alcuni sostengono che l’olio di cocco curi il morbo di Alzheimer, l’ipotiroidismo, il cancro e quasi ogni altra malattia. Ma queste affermazioni sono...

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…Proprio niente olio? Sicuri?!

L’ultima mail che ti abbiamo mandato, e l’articolo da cui è tratta, hanno suscitato un bel fermento :-). Tanto scalpore…per una cosa così piccola! Il consiglio di evitare l’olio non è per niente nuovo, in realtà. E’ lo stesso consiglio che diamo nel materiale che traduciamo e che consigliamo. Raw secrets, di Frederic Patenaude, lo spiega bene, e dalla sua prima pubblicazione (2002) molte altre prove si sono accumulate a sostegno di questo approccio. Ma sembra che per molte persone questa semplice raccomandazione sia una sorta di eresia. Ribadiamo che tutti gli esperti in diete a base vegetale (come Esselstyn, Ornish, ecc.) sono concordi nel consigliare una dieta senza oli.   Chiariamo però alcune cose:   Senza olio non significa senza grassi Non stiamo dicendo: non mangiare avocado, noci, semi e altri cibi salutari che contengono un’alta percentuale di grassi. Ma semplicemente: evita gli oli, poiché sono grassi liquidi raffinati. Nei cibi integri, c’è la giusta proporzione di ogni cosa: i grassi si accompagnano a fibre, vitamine, minerali, antiossidanti, proteine e carboidrati. Negli oli, ci sono quasi solo grassi. Tutti concordano nel dire che lo zucchero raffinato fa male. Le barbabietole sono salutari, ma se le raffiniamo al punto che rimane un solo elemento – lo zucchero – non sono più salutari. Perché è così difficile capire che lo stesso vale per altri cibi raffinati?   La quantità fa la differenza Un pochino di olio d’oliva probabilmente non ti farà male. Tuttavia, la maggior parte delle persone farebbe bene a evitarlo. Sì, la dieta mediterranea ha sempre incluso l’olio d’oliva. Tieni a mente però che la maggior parte delle ricerche sulla dieta mediterranea è stata fatta a Creta negli anni del dopoguerra. La dieta era a base di verdure, pane integrale, legumi e pochissimi prodotti animali. Conteneva un po’ di olio d’oliva, ma le persone lavoravano duramente e percorrevano a piedi anche più di 15 chilometri al giorno. I benefici della dieta mediterranea venivano perciò da tutto uno stile di vita, non dall’uso dell’olio d’oliva. La gente stava bene nonostante l’olio, non grazie ad esso! Se percorri 15 chilometri al giorno e fai un lavoro fisico intenso, probabilmente puoi permetterti un po’ di olio di oliva senza compromettere la tua salute. Aveva senso per gli abitanti di Creta, soprattutto in un periodo in cui il cibo era scarso e il loro fabbisogno di calorie piuttosto alto. Ma al giorno d’oggi,...

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Perché Niente Olio?

Alcune domande che riceviamo frequentemente, in risposta agli articoli che pubblichiamo, sono: “Perché sconsigliate l’uso di oli?” “…Anche l’olio extra vergine d’oliva?” “E l’olio di lino e di canapa?” Perciò cerchiamo di approfondire la cosa. Molti eccellenti medici e ricercatori come Esselstyn, McDougall, Campbell, Klaper, Barnard, Goldhammer e altri ancora, sconsigliano l’uso di qualsiasi tipo di olio. Come mai?     I benefici derivanti dall’eliminare l’olio Sono numerosi, e alcuni di essi sono percepibili immediatamente. Una volta sperimentati, difficilmente si desidera tornare indietro! Più energia. L’olio è puro grasso al 100%, senza alcuna proteina o carboidrato, e pochissimi altri nutrienti. I grassi hanno una concentrazione doppia di calorie rispetto ai carboidrati, dato che contengono circa 9 calorie per grammo, contro le 4 dei carboidrati. Eliminando l’olio avrai più energia perché elimini una fonte concentrata di calorie, sostituendola con cibi come frutta, carboidrati salutari, verdura e noci e semi integri. L’umore migliora. Consumare grassi liquidi significa consumare meno carboidrati e fonti salutari di proteine. I carboidrati integrali contribuiscono alla produzione della serotonina. Miglior digestione. L’olio rallenta la digestione, dato che richiede molto più tempo per essere digerito rispetto ai carboidrati. Con una dieta senza olio, la tua digestione migliorerà molto: mai più quella sensazione di malessere dopo un pranzo, anche consistente. Meno grasso corporeo. Potresti pensare che mangiare tanti carboidrati ti faccia ingrassare. In realtà, è la combinazione di grassi e carboidrati a favorire l’accumulo di grasso. Se si consumano sia carboidrati che grassi in quantità significative, i carboidrati verranno utilizzati come carburante mentre i grassi verranno immagazzinati. L’olio e i grassi liquidi sono il tipo di calorie che con più facilità il corpo immagazzina come grasso corporeo. La glicemia si stabilizza. Mangiare grassi e specialmente carne causa picchi glicemici, poiché una dieta ricca di grassi diminuisce la sensibilità insulinica. Una bistecca, da questo punto di vista, supera addirittura lo zucchero bianco.   Perché niente olio? Ecco alcune buone ragioni per evitarlo: 1) L’olio è un prodotto raffinato, e la più concentrata fonte di calorie esistente. Un cucchiaio di olio contiene 120 calorie di grasso puro, senza quasi alcun altro nutriente. Un cucchiaio di zucchero bianco ne contiene 50. Qualche spruzzata di olio qua e là può farti accumulare facilmente calorie extra di cui non hai bisogno. Ma la cosa peggiore è che queste calorie sono completamente prive di fibre e di nutrienti essenziali. Molteplici ricerche hanno scoperto che aggiungere...

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Calcolare Facilmente i Grassi in una Dieta Low Fat

Abbiamo parlato molto dell’importanza di mantenere la quantità di grassi nella propria dieta a un livello salutare*. Ma… come calcolare il proprio consumo di grassi? Andare “a occhio”, infatti, può essere piuttosto ingannevole. Ecco cosa scrive Frederic Patenaude a questo riguardo: Qualche anno fa partecipai a una conferenza sul crudismo, e parlai dell’argomento grassi. Alla fine, diversi partecipanti vennero da me e mi dissero che, pur apprezzando le informazioni che avevo dato, non ritenevano di assumere molti grassi. Durante la conferenza parlai dei principali problemi di salute cui i crudisti vanno incontro seguendo una dieta ricca di grassi. Uno dei problemi principali sembra essere la mancanza di energia e una risposta insulinica insufficiente. Dopo mesi o anni con una dieta simile, le persone non riescono più a mangiare frutta senza che la loro glicemia subisca degli sbalzi. Verificando insieme alle persone quale sia il loro effettivo consumo di grassi, spesso risulta prossimo al 60% delle calorie totali assunte. Da questo punto di vista, perfino la Dieta Americana Standard (spesso chiamata SAD diet [“dieta triste”], per dei buoni motivi!) è migliore, con la sua media di 35-40% di grassi. Molte persone sono venute da me pensando di seguire una dieta low fat, ma analizzandola meglio la percentuale di grassi che assumevano si avvicinava al 30% o anche al 40%. (Per inciso: anche se conosco i problemi relativi a un eccessivo consumo di grassi da anni – almeno dal 2002, quando pubblicai il mio libro Raw Secrets – è stato solo lavorando con il dr. Doug Graham che ne ho compreso a fondo il senso. Per approfondire questo aspetto consiglio il suo libro “The 80-10-10 Diet” [in inglese]). Ora… se vuoi controllare l’effettiva percentuale di grassi che assumi abitualmente, puoi ricorrere a un database (come cronometer.com) e inserire di volta in volta i cibi che mangi. Può aiutarti ad avere un’idea dei grassi, e anche degli altri nutrienti che assumi. Ma, più semplicemente, possiamo fornirti un sistema semplice per monitorare il tuo consumo di grassi. Questo sistema si applica alle diete vegane, crudiste o non crudiste, dove tutte le calorie provengono da cibi vegetali integri. Non funziona, invece, se consumi piatti elaborati al ristorante o prodotti processati contenenti oli e grassi, e/o cibi di origine animale. In questi casi, infatti, diventa difficile calcolare la percentuale di grassi contenuta nei cibi. Puoi quindi usare questo sistema se segui una dieta crudista a...

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Quanti Grassi Assumere al Giorno?

Ti sei mai chiesto esattamente quale sia la quantità di grassi giusta per te, da assumere al giorno? E quali siano le differenze tra dieta “low fat” vegan-crudista e altri tipi di diete a basso contenuto di grassi? La dieta vegana crudista “low fat” è una dieta in cui l’elemento principale è la frutta (banane, fichi, pere, mele, datteri, meloni, pesche, ecc.), seguito dalla verdura cruda (lattuga, sedano, pomodori…), da piccole quantità di semi oleosi e noci, ed eventualmente da una certa quantità di cibi vegetali cotti. Questo tipo di dieta, secondo la nostra esperienza ma anche quella di molti vegan-crudisti di lungo periodo, è quella che dà una maggior possibilità di successo. Altri tipi di programmi e diete contengono decisamente troppi grassi o non includono frutta e calorie a sufficienza per essere salutari a lungo termine. Questi ultimi vanno bene per brevi periodi di disintossicazione, ma non possono essere adottati come stile di vita. Quello che secondo la nostra esperienza e le nostre ricerche funziona per la maggior parte delle persone è una dieta prevalentemente crudista, con un sacco di frutta e un sacco di verdura a foglia. Questa dieta si avvicina agli approcci più strettamente crudisti per molti aspetti, quali: l’importanza di una dieta a basso contenuto di grassi l’importanza di mangiare frutta a sufficienza (senza paura di farlo) l’importanza di mangiare abbondante verdura a foglia verde l’importanza dell’attività fisica – e non solo della dieta – per la salute Si differenzia però per altri aspetti, e cioè: Non c’è l’ossessione del crudo al 100%. Siamo dei grandi fan di frutta e verdura, che costituiscono la grossa parte della nostra dieta, ma su questo non c’è alcuna rigidità. Cibi cotti salutari come patate, verdura, cereali integrali sono di gran lunga migliori rispetto a certe ricette e prodotti crudisti pieni di grassi. Inoltre, alcune persone semplicemente si trovano meglio includendo alcuni cibi cotti nella loro dieta. Grassi. La percentuale di grassi può superare il 10%. L’approccio 80-10-10, ad esempio, prevede al massimo un 10% di grassi (sulle calorie totali assunte). Riteniamo che per molte persone già un 15% sia un buon obiettivo. Molti si trovano bene con una percentuale compresa tra il 12% e il 18%. Non bisogna avere il terrore dei grassi. Alcuni crudisti arrivano a eliminare del tutto le noci e i semi oleosi, cibandosi di sola frutta o di frutta e verdura. Tuttavia, nelle noci e...

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La Grande Bugia sui Grassi Saturi

Alcune recenti ricerche affermano che non c’è alcun legame tra grassi saturi e cardiopatie. Ai media (e anche a chi vuole mantenere le proprie cattive abitudini!) piace molto questo messaggio. Ma cosa c’è dietro tutto questo?   di Frederic Patenaude L’opinione pubblica sulla relazione tra grassi saturi e cardiopatie sta cambiando rapidamente, ad opera dei sostenitori delle diete “paleo” e dei media che cavalcano l’onda di alcuni nuovi studi sulla relazione tra colesterolo, grassi saturi e problemi cardiaci. Ad esempio, se digito “grassi saturi e cardiopatie” in Google, come risultato, oltre alle ricerche scientifiche trovo una serie di titoli provocatori di diversi autori: Nuove analisi scientifiche confermano che i grassi saturi non sono collegati alle cardiopatie (Mercola) Confusione su grassi e cardiopatie? Questa ricerca spiega il perché (Time Magazine) Nuovo studio pone l’ultimo chiodo nella bara de “i grassi saturi provocano le cardiopatie” (Chris Kresser) Tutti questi articoli si riferiscono ad alcuni studi di osservazione meta-analitici, in cui non è stata trovata alcuna relazione tra le cardiopatie e i grassi saturi. Ad esempio, una ricerca del 2009 afferma: Una meta-analisi di studi epidemiologici prospettici ha mostrato che non ci sono prove significative per concludere che i grassi saturi alimentari siano associati a un maggior rischio di CHD o CVD. Perciò, cosa dovremmo pensare? Sembra che il pubblico abbia risposto con entusiasmo a questa confusione, mangiando pancetta e burro senza remore. Il dr. Michael Greger (di cui abbiamo parlato in un recente articolo) spiega il perché di questa confusione in un video. Il suo discorso è un po’ complesso e in inglese, perciò lo riassumiamo qui: Centinaia di studi fatti provano senza ombra di dubbio che l’assunzione di grassi saturi è la maggior causa dell’aumento di LDL, il colesterolo “cattivo”. Questi studi sono stati condotti in laboratorio, dove i ricercatori hanno un controllo del 100% sulle diete prescritte alle persone. Anche le prove di controllo randomizzate confermano questi risultati. Gli studi osservazionali (epidemiologici) NON trovano questo legame a causa di fattori altamente variabili e difficilmente individuabili nelle singole persone Gli esperimenti in cui c’è un controllo sulle diete danno risultati differenti e DIMOSTRANO che i grassi saturi provocano l’aumento del colesterolo. Gli studi osservazionali semplicemente non hanno la CAPACITA’ di dimostrare questa relazione. La comunità “paleo” ha abbracciato questi studi osservazionali (finanziati dall’industria della carne) perché confermano il loro punto di vista. Tuttavia, questo significa ignorare completamente le prove evidenti...

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Latticini? No grazie… Nemmeno Crudi?

E’ vero che i latticini a latte crudo intero sono più salutari di quelli convenzionali? Ecco perché, anche se biologici e non pastorizzati, è meglio evitare i derivati del latte. I latticini sono un cibo che, generalmente, chi sceglie una dieta a base vegetale, crudista o “paleo”, sceglie di evitare. Ma quando un vegano decide di fare uno strappo o di “sperimentare” con qualche prodotto di origine animale, il primo passo fuori dall’universo vegano è quello verso i latticini. In genere la scelta cade non su latticini di massa pieni di ormoni, e nemmeno su prodotti light, ma su yogurt intero e latte crudo, nella convinzione che i prodotti a latte intero siano più salutari. Sì, proprio latte crudo! Molte organizzazioni, come la Western Prize Foundation, raccomandano i latticini crudi sostenendo che i problemi collegati al consumo dei latticini siano da imputare al processo di pastorizzazione del latte. Perciò consigliano l’uso di prodotti caseari a latte intero crudo. Ecco un estratto da un loro articolo: Latte: berlo o non berlo? Considerando come il latte commerciale al giorno d’oggi venga prodotto e lavorato, non c’è da meravigliarsi che milioni di americani siano allergici ad esso. Una reazione allergica ai latticini può causare sintomi come diarrea, vomito, mal di stomaco, crampi, aerofagia, gonfiore, nausea, mal di testa, congestione ai seni nasali e al petto, gola dolente e irritata. Il consumo di latte è stato messo in relazione anche con altri disturbi, come asma, aterosclerosi, diabete, infezioni croniche (specie alle prime vie aeree e alle orecchie), obesità, osteoporosi, e cancro alla prostata, ovaie, seno e colon. Una volta compreso come il latte al giorno d’oggi venga prodotto e lavorato, sembra logico decidere di evitarlo completamente. Ma il vero latte intero, non processato, proveniente da mucche al pascolo, contiene nutrienti vitali come le vitamine liposolubili A e D, calcio, vitamina B6, B12 e CLA (acido linoleico coniugato, un acido grasso naturalmente contenuto nella carne e nel latte di animali nutriti a erba, che riduce il grasso corporeo e protegge dal cancro). Il latte vero è una fonte di proteine complete ed è ricco di enzimi. Il latte crudo contiene batteri benefici che contrastano quelli patogeni e contribuiscono a una sana flora intestinale. La fermentazione del latte aumenta grandemente il suo contenuto di probiotici ed enzimi, rendendolo un cibo terapeutico per il nostro sistema digerente e per la nostra salute generale. Perciò la risposta...

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Perché l’olio non fa bene (anche l’olio d’oliva!)

Sapevi che usare regolarmente olio, di qualsiasi tipo, è un’abitudine da evitare? Come fare allora per procurarci i grassi necessari? Ecco le ragioni per cui una scelta normalmente considerata salutare può rivelarsi dannosa e cosa fare per avere una dieta davvero equilibrata.   Partiamo con una premessa: un cucchiaio d’olio d’oliva ogni tanto non è un problema… ma hai mai calcolato di quanto olio fai effettivamente uso ogni giorno? Senza accorgercene, possiamo facilmente arrivare a consumarne a bicchieri! Normalmente non ce ne preoccupiamo perché, pensiamo, l’olio d’oliva (o altro tipo di olio vegetale spremuto a freddo) “fa bene”… questo è quello che abbiamo sempre sentito dire. Le cose non stanno proprio così. Spieghiamo qui perché usare qualsiasi tipo di olio regolarmente può essere un’abitudine veramente dannosa per la nostra salute.   1) L’olio è un prodotto raffinato e la fonte di calorie più concentrata possibile Un cucchiaio d’olio contiene 120 calorie di grasso puro e quasi nessun’altro tipo di nutriente. (Un cucchiaio di zucchero bianco ne contiene 50). I grassi che mangi sono quelli che poi finisci col portarti addosso… e diversi cucchiai d’olio qua e là possono velocemente sommarsi aggiungendo alla tua dieta un discreto quantitativo di calorie extra di cui forse non hai bisogno. Inoltre, si tratta di calorie “vuote”, cioè prive di fibre e di nutrienti essenziali. Molteplici studi hanno dimostrato che aggiungere grassi al cibo fa sì che le persone assumano calorie in eccesso senza accorgersene, dato che i grassi hanno un potere saziante molto basso rispetto ai carboidrati o alle proteine. Ci vogliono ben 24 olive per ottenere 1 cucchiaio d’olio: meglio quindi utilizzare il prodotto originale (l’oliva) anziché quello processato (l’olio), in questo modo è più difficile esagerare con le quantità e si mantengono fibre e altri nutrienti utili dell’alimento.   2) Un eccessivo consumo di grassi abbassa la sensibilità insulinica Più alta è la percentuale di grassi nella nostra dieta, meno efficace diventa la nostra insulina. Se inoltre combiniamo un alto apporto di grassi con un alto apporto di zuccheri, abbiamo una ricetta per il disastro, dato che questa combinazione causa molti problemi per la salute.   3) Gli oli vegetali favoriscono l’infiammazione Gli omega 6 favoriscono l’infiammazione, mentre gli omega 3 la riducono. Nella maggior parte degli oli vegetali il rapporto tra i due tipi di grassi è drammaticamente a favore degli omega 6. Nella nostra dieta dovremmo cercare di mantenere una...

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Il dibattito sulla frutta (parte 3) – I Grassi

<– Il dibattito sulla frutta (parte 2) – Gli zuccheri Domanda sui grassi “Sto cercando di comprendere meglio l’utilizzo dei grassi nella dieta crudista. Mi piacerebbe conoscere la tua opinione a riguardo. Mangiare così tanti grassi, sia pur da una “buona fonte”, non comporta l’insorgere di problemi fisiologici? Quale potrebbe essere il loro effetto? Che tipo di problemi possiamo avere con una dieta ad alto contenuto di grassi? Qual è il limite massimo e minimo? Mi piacerebbe sapere qual è il tuo punto di vista in proposito. Mi sembra di aver letto da qualche parte che, quando vivevi in California, hai sperimentato una dieta con troppi grassi e ne hai sofferto le conseguenze. Ricordo bene? Cosa è successo? Ti ammalasti, e se sì, in che modo? Ti ringrazio di prendere in considerazione domande come questa e di condividere le risposte con tutti noi.” RISPOSTA: La maggior parte degli esperti vegetariani sono d’accordo nell’affermare che il consumo ottimale di grassi sia tra il 10 e il 15% del totale delle calorie assunte. Il che significa un piccolo avocado al giorno, senza aggiunta di oli o altro. I primati assumono meno del 10% di grassi. Le popolazioni rurali della Cina ne assumono meno del 15%. Gli effetti dell’eccesso di grassi sono molteplici e numerosi: il flusso sanguigno diventa più grasso e l’assorbimento dei carboidrati viene compromesso. Poiché gli zuccheri rimangono intrappolati nel flusso sanguigno, la candida prolifera. Arriva meno ossigeno alle cellule. Con una dieta a base di frutta fresca, che includa molte verdure a foglia verde e poche noci e semi (30-60 grammi al giorno), non puoi consumare troppi grassi. Una percentuale del 10-15% è più che necessaria per le nostre esigenze. L’eccesso è inteso sopra a queste percentuali, specialmente se inizi ad andare oltre il 20%. La maggior parte delle diete crudiste, inclusa quella del centro Hippocrates, contiene circa il 50-70% di grassi. Se elimini la frutta da una dieta crudista, o la limiti al 15% (Hippocrates), la tua dieta conterrà inevitabilmente un 50-60% di grassi. Mi sono seriamente ammalato in California poiché mangiavo troppe noci, troppi grassi, ecc. Mangiando frutta, la mia glicemia altalenava. Ero confuso, non riuscivo a concentrarmi, mi sentivo stanco per la maggior parte del tempo. Iniziai anche ad avere problemi ai denti. Ora che la mia dieta è tornata a bassi livelli di grassi, posso mangiare un grande melone giallo senza problemi. Posso mangiare 6 grandi mango e sentirmi benissimo. Nessun problema di concentrazione.   Cosa dovresti sapere...

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